Da Guantanamo ad Abu Ghraib

Una sospensione dello stato di diritto?











Guantánamo – L'11 gennaio 2002, pochi mesi dopo l'inizio delle operazioni militari in Afghanistan, gli Stati Uniti aprirono le porte del carcere di Guantánamo, situato nell'omonima baia, nella parte americana dell'isola di Cuba.

Nel carcere finirono circa centinaia di uomini sospettati di appartenere ad al-Qaeda, la rete terroristica di matrice islamica o di essere affiliati all'ex regime afgano dei Talebani.

All'arrivo dei prigionieri, i media puntarono subito gli occhi sul carcere. I detenuti di Guantanamo, infatti, molti dei quali giunti nel carcere incappucciati e con le gambe incatenate, furono inseriti all'interno di un programma speciale di detenzione, chiamato XRay (a raggi X).

Le celle, di due metri per due e disposte in fila all'aria aperta, con il tetto di compensato, il pavimento di cemento e le pareti avvolte da due file di fil di ferro, furono paragonate e gabbie per animali. Il campo XRay, appunto, avrebbe permesso alle guardie di controllare i detenuti 24 su 24, lasciati in celle esposte ai 40 gradi mattutini, in una delle zone più aride dell'isola caraibica.

Nel carcere furono istituiti tribunali militari speciali per processare i detenuti, il cui status somigliava molto più a quello di prigionieri di guerra che a imputati di reati ordinari (per i cui casi non deve giudicare un tribunale militare, ma uno ordinario).

A partire dal 2002, l'amministrazione Bush fu duramente criticata, non solo dalle associazioni umanitarie, come Amnesty Iternational o Human Right Watch, ma anche dall'ONU e da membri dell'Unione Europea.

L'Alto Commissario per i Diritti dell'Uomo dell'ONU, Mary Robinson, ex presidente della Repubblica d'Irlanda, accusò gli Stati Uniti di violare la Convenzione di Ginevra circa il trattamento dei prigionieri militari, insistendo sugli "obblighi internazionali, che vanno rispettati".

In risposta, il 21 gennaio 2002, il Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld affermò che la detenzione dei prigionieri a Guantanamo sarebbe conforme "nelle parti essenziali" alla Convenzione di Ginevra.

Anche sul fronte interno Guantanamo, le pressioni sull'amministrazione Bush portarono alla sentenza del giugno 2006 della Corte Suprema Statunitense secondo la quale le commissioni militari istituite per i prigionieri di Guantanamo erano da considerarsi illegali, in quanto violavano sia il Codice Militare Americano, sia la Convenzione di Ginevra, e perché il presidente non aveva richiesto l'autorizzazione del Congresso per istituirle.

Dei 780 detenuti giunti a Guantanamo dal 2002, soltanto uno è stato condannato dalle commissioni militari.

È David Hicks, cittadino australiano, che nel marzo 2007 si è dichiarato colpevole di sostegno al terrorismo nell'ambito di un patteggiamento che prevedeva la fine della sua reclusione in custodia statunitense, già durata cinque anni, e il rientro in Australia, dove sta scontando altri 9 mesi di detenzione.

Secondo quanto riportato da Amnesty International, in occasione del sesto anniversario di Guantanamo, circa l'80% dei prigionieri sono stati detenuti in isolamento, in particolare 178 detenuti sono rinchiusi nel Campo 6 dove rimangono in isolamento per almeno 22 ore al giorno in celle individuali prive di finestre.

Inoltre, almeno 4 persone attualmente detenute a Guantánamo erano minori di 18 anni al momento dell'arresto, almeno 4 detenuti si sarebbero suicidati e molti altri avrebbero tentato di togliersi la vita.


Abu Ghraib – A partire da aprile 2004, l’America fu sconvolta da alcune terrificanti immagini scattate nel carcere di Abu Ghraib, a pochi chilometri da Baghdad, tra ottobre e dicembre del 2003.

Le foto, a dir poco raccapriccianti, ritraevano un manipolo di soldati americani soddisfatti per le torture inflitte ai prigionieri iracheni, inermi e denudati, costretti a subire le peggiori angherie, spesso a sfondo sessuale.


Una delle tragiche immagini tratte
dal rapporto del Generale Taguba
divenuta il simbolo delle torture
di Abu Ghraib
Il primo media ad occuparsene fu la CBS con il programma televisivo 60 Minutes. Il 30 aprile nella sua edizione online (il 10 maggio nell’edizione cartacea) il settimanale New Yorker pubblicò parte del rapporto stilato dal Generale maggiore Antonio M. Taguba sugli abusi del carcere di Abu Ghraib.

Seymour M. Hersh, già famoso per aver fatto conoscere al mondo le atrocità della guerra in Vietnam, era riuscito a ottenere un dossier tenuto segreto dall’esercito statunitense in cui si accusavano la 372/a Compagnia di Polizia Militari, il 320/o Battaglione e la 800/a Brigata di aver inflitto a diversi detenuti iracheni "numerosi abusi sadici, clamorosi e sfacciatamente criminali".

In breve, il caso fece il giro del mondo. Le foto mostrarono il volto più oscuro della missione in Iraqi Freedom. Soldati americani, uomini e donne, si lasciavano fotografare e filmare mentre compivano le più brutali torture nei confronti dei prigionieri iracheni.

Il sadismo dei militari imbarazzò Washington. Ancora una volta il Segretario della Difesa, Donald Rumsfeld, dovette rispondere del barbaro comportamento dell’esercito. Il Senato degli Stati Uniti istituì una speciale commissione, alla quale Rumsfeld dichiarò "queste cose sono accadute sotto i miei occhi. Come segretario alla Difesa, sono io a doverne rispondere e me ne assumo la completa responsabilità", inoltre "Non mi sono reso conto di quanto importante fosse far arrivare una questione di tale gravità ai più alti livelli, compreso il presidente e i membri del Congresso"

In molti chiesero le sue dimissioni, ma Rumsfeld rimase fermo al suo posto fino alle elezioni di mezzo termine del 2006, quando il partito Repubblicano perse la maggioranza al Congresso. Del resto, come egli stesso aveva sottolineando le torture contro gli iracheni erano state "azioni isolate e anche se sono stati le militari a macchiarsi di azioni riprovevoli, sono stati sempre soldati a denunciarle".

Diciassette soldati furono rimossi dall’incarico, Janis Karpinski, direttrice del carcere, unica donna col grado di brigadiere generale dell’esercito americano, fu declassata a colonnello per aver permesso gli abusi. Già nel maggio 2004 si aprì il processo contro Lynndie England e Charles Graner, due dei militari aguzzini di Abu Ghraib, rispettivamente condannati, un anno dopo, a 3 e 10 anni di carcere.

La critica più pesante, però, sembra eludere i giochi di potere di Washington, ma come dichiararono Juan Cole, professore di studi mediorientali all'Università del Michigan e Mark Ginsburg, ex ambasciatore in paesi arabi, i tragici fatti di Abu Ghraib rappresentarono "il miglior spot propagandistico che Al Qaeda potesse sognare".

[Nell'immagine: Guantánamo, campo di detenzione XRay]

Le detenzioni segrete della CIA

Il caso Guantanamo si collega direttamente alle detenzioni segrete della CIA, denunciate da diversi autorevoli settimanali statunitensi, come il Time e il New Yorker, di sospetti terroristi o combattenti afgani. Sempre Amnesty International riferisce che la cattura dei detenuti di Guantánamo è avvenuta in oltre dieci paesi diversi e nessuno di essi ha avuto la possibilità di vedere un magistrato. Nel settembre 2006, 14 prigionieri sono stati trasferiti a Guantanamo, dopo essere stati detenuti in segreto dalla CIA per 4 anni e mezzo. Non si conosce la situazione di oltre 30 persone, imprigionate nell'ambito del programma di detenzioni secrete della Cia, né è dato sapere quante persone si trovino in stato di detenzione segreta nell'ambito dello stesso programma. Le detenzioni speciali di Guantanamo, però, rischiano di rivelarsi inutili e prive di motivazioni reali, dato che circa un quarto di coloro che erano ancora detenuti nella base cubana alla fine del 2007, sono stati autorizzati al rilascio o al trasferimento. Nessuno di loro è mai stato accusato di alcun reato da parte delle autorità statunitensi, men che meno condannato. Ma i rilasci aprono altri casi di violazione dei diritti umani: come reso noto da Amnesty, "decine di loro non possono ritornare ai loro paesi di origine, perché una volta lì, sarebbero a rischio di tortura e di altre violazioni dei diritti umani. Sono quindi trattenuti in detenzione a tempo indeterminato."

Condividi questa pagina