Senegal

Dakar, l’attuale capitale, è la città più ad ovest di tutta l’Africa, per secoli uno dei principali centri per la tratta degli schiavi. Dopo secoli di colonizzazione francese, nel 1960 il Senegal ha conquistato l’indipendenza, dimostrando di essere una delle democrazie più stabili di tutta l’Africa…

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Storia


Origini - Recenti scoperte archeologiche hanno dimostrato che l’attuale Senegal era abitato sin dalla preistoria.

Ma i primi a lasciar tracce furono le popolazioni musulmane che si stabilirono lungo la valle del fiume Senegal attorno all’anno mille, diffondendo la fede di Allah presso le tribù locali.

Circa quattro secoli dopo giunsero nella regione i Mandingo (o Mandinka), gruppo etnico originario dell’Africa occidentale che dopo una serie di guerre religiose, nel XIX secolo, fu convertito all’Islam.

La colonizzazione europea cominciò nel XV secolo con le frequenti incursioni di portoghesi, inglesi e olandesi che si contendevano le coste dell’Africa occidentale, ricche soprattutto di schiavi da utilizzare oltreoceano.

1677 1960 colonia francese - Nel 1677 la Francia intraprese la propria avventura in Sudan, conquistando l'isola di Goré, a 3 chilometri a largo di Dakar, tristemente famosa per ospitare la Maison des esclaves, la casa dalla quale transitarono milioni di schiavi africani.

Soltanto nella seconda metà del XIX secolo i francesi riuscirono a penetrare la parte interna della regione, consolidando la propria presenza, durata fino al 4 aprile 1960.

L'indipendenza - Il processo di indipendenza fu avviato nel 1959, con la nascita dalla Federazione del Mali, di cui facevano parte il Sudan francese (l’attuale Mali) e il Senegal, che durò, però, solo per pochi mesi. Nell’agosto dello stesso anno, infatti, il poeta e intellettuale Léopold Senghor venne dichiarato primo presidente del Sudan indipendente.

Dopo vent’anni di governo in cui consolidò le strutture democratiche del paese, Senghor si ritirò dalla vita politica e nel 1981 affidò il suo incarico a Abdou Diouf. Nel 1982, il Senegal formò assieme al Gambia, la più piccola nazione africana, una confederazione chiamata Senegambia, ma l’integrazione dei due stati non fu mai totalmente realizzata e nel 1989 l’unione venne dissolta.

A differenza di altri paesi africani, il Senegal non ha conosciuto particolari sconvolgimenti politici, né sanguinose guerre civili, piuttosto è da sempre considerato esempio di democrazia e stabilità politica.


Abdoulaye Wade nella recente
campagna presidenziale
Eccetto per i duri scontri nella regione meridionale Casamance, tra i separatisti appartenenti al gruppo etnico Jola e le milizie governative, cominciati sul finire del XX secolo e conclusi nel 2004 con una serie di trattati di pace e la speranza di una riconciliazione duratura.

All'alba del nuovo millennio, dopo circa quarant’anni di governo socialista, la democrazia senegalese è stata nuovamente messa alla prova.

Dopo quattro mandati presidenziali, Diouf è stato sconfitto da Abdoulaye Wade, fondatore del Partito Democratico Senegalese.

Come purtroppo raramente accade in Africa, il passaggio di potere non è avvenuto né con spargimento di sangue, né con elezioni sospette. Nel febbraio 2007 Wade ha nuovamente vinto le elezioni presidenziali con il 56% delle preferenze, senza necessità di ballottaggio.


Politica e economia


Strutture governative - Secondo la costituzione approvata nel referendum popolare del 7 gennaio 2001, il presidente, detentore del potere esecutivo, è eletto a suffragio diretto per un mandato di 5 anni, rinnovabile una sola volta.

Il potere legislativo, invece, è affidato all'Assemblea Nazionale, formata da una sola camera costituita da 120 membri, raggruppati in ben 80 partiti politici.

A base della stabilità politica del paese c’è una tradizione di tolleranza, formalizzata nella stessa costituzione, capace di bandire ogni forma di disuguaglianza etnica che, come spesso accade nelle altre nazioni africane, degenera in violente rivolte e sanguinarie guerre civili.

Economia - Il territorio è per lo più arido e molti beni di prima necessità devono essere importati, ragion per cui il paese necessita degli aiuti umanitari che, nel 2000, costituivano il 32% delle risorse governative.

Al contempo, grazie proprio alla positiva situazione politica e numerosi accordi siglati con la Francia, il Senegal gode di una sempre maggiore immissione di capitali stranieri.

Negli ultimi anni, inoltre, sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi che, affiancandosi alla produzione agricola, all’estrazione di polifosfati e al crescente settore turistico, può risollevare le sorti economiche della nazione.

Lingue e cultura


Nel Senegal convivono pacificamente diverse etnie, di cui la maggiore è quella Wolof, di cui fa parte il 43% della popolazione, per lo più dislocata nella parte centrale del paese e lungo la costa.

Altri gruppi importanti sono i Sérèr (15%) e i Fula (23%), ma nella regione sono presenti anche molte comunità meticcie, nate dall’unione di africani e europei, per lo più francesi e portoghesi, spesso mescolate con le comunità di capoverdiani, presenti soprattutto nelle aree urbane meridionali.

La religione più diffusa è quella musulmana, nella confessione sunnita, praticata dal 95% della popolazione, mentre il restante 5% si divide tra cristiani (4%) e animisti (1%).

Nonostante le scuole coraniche siano le più diffuse, l’arabo è scarsamente usato, mentre è il francese lingua ufficiale, parlato, però, solo dalla minoranza colta del paese educata presso le tradizionali scuole coloniali.

In tutto il Sudan, il Wolof viene usato come lingua franca, ma le altre etnie conservano i propri idiomi, così come buona parte dei capoverdiani e delle popolazioni del sud comunicano in Kriol, lingua creola a base portoghese, parlato nella vicina Guinea-Bissau.

[Nell'immagine: I Wolof sono l'etnia più numerosa in Senegal Immagine, www.wolof.org]

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