La Baia dei Porci e la crisi missilistica cubana

Il fallito tentativo di spodestare Castro

Nel 1959, in piena Guerra Fredda un evento particolare sconvolse l'assetto geopolitico statunitense. I giovani rivoluzionari Ernesto "Che" Guevara e Fidel Castro conquistarono l'Avana, dopo aver spodestato il regime filoamericano di Batista. Nel 1960, Castro chiese e ottenne l'aiuto sia economico che militare dei paesi comunisti. In questo modo l'Unione Sovietica si aggiudicò un alleato strategico soprattutto da un punto di vista geografico. Situata nel Mar dei Caraibi, a pochi chilometri dalla Florida, Cuba divenne la spina nel fianco degli Stati Uniti.

Nello stesso anno il presidente statunitense Eisenhower pianificò un attacco per spodestare Castro, organizzando militarmente i gruppi di esuli cubani scappati dal regime. In base alle informazioni trasmesse dai i servizi segreti americani (la Central Intelligence Agency, meglio conosciuta come CIA), i 1.511 esuli cubani avrebbero potuto sconfiggere Castro.

Il piano d'attacco prese il nome di Operazione Zapata. Una volta diventato presidente, John Fitzgerald Kennedy confermò l'invasione di Cuba, ma buona parte del piano iniziale fu stravolto, complici anche una serie di informazioni scorrette che giunsero a Washington. Quello che doveva essere la cacciata di Castro da Cuba si trasformò nella disastrosa invasione della Baia dei Porci.

Gli esuli non potettero nulla contro gli armamenti sovietici che Castro, avvertito dai servizi segreti comunisti dell'imminente invasione, aveva già disposto a difesa dell'isola. Solo un anno dopo, il 15 ottobre 1962, si aprì una nuova crisi tra Cuba e Stati Uniti. In seguito alle fotografie scattate dagli aerei spia americani, l'amministrazione Kennedy venne a conoscenza di basi missilistiche costruite sull'isola.

La crisi si chiuse dopo solo 15 giorni, con lo smantellamento delle basi cubane, grazie ad un trattato di non aggressione siglato tra Kennedy e il leader dei Soviet Nickita Khrushchev. Secondo il report pubblicato dalla CIA dopo la fallita invasione, le cause dell'insuccesso erano soprattutto legate all'incompetenza sia del gruppo di esuli sia all'intelligence statunitense. Con molta probabilità, la maggiore ingenuità degli Stati Uniti fu credere che, una volta giunti sull'isola, i cubani avrebbero sostenuto gli esuli, combattendo contro il regime di Castro. Ma così non fu, anzi. Quella che doveva essere una controrivoluzione del popolo cubano, in cui l'appoggio statunitense sarebbe stato silente, si trasformò in un tentativo d'aggressione di uno stato nei confronti di un altro, e la popolazione appoggiò il Leader Maximo.

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