La risposta pacifista alla guerra in Vietnam

La nascita di una nuova generazione che rifiutava la guerra

L'opposizione alla guerra in Vietnam segnò uno dei maggiori momenti di rottura all'interno della società degli Stati Uniti. Le manifestazioni contro la guerra cominciarono nel 1965 con il suicidio del trentunenne quacchero Norman Morrison, il 2 novembre, per protesta si diede fuoco davanti all'ufficio del Segretario per la Difesa, Robert McNamara, al Pentagono. Sette giorni dopo, il ventiduenne Roger Allen LaPorte, appartenente al Catholic Worker Movement, si diede fuoco davanti al palazzo delle Nazioni Unite a New York.

A capo delle proteste contro la guerra in Vietnam c'era il giovane linguista Noam Chomsky che, nel febbraio 1967 su The New York Review of Books pubblicò un articolo intitolato The Responsibility of Intellectuals ("La responsabilità degli intellettuali") in cui accusava intellettuali e esperti di aver fornito delle giustificazioni pseudoscientifiche all'attacco americano nel sud est asiatico. Ma l'opinione pubblica americana fu scossa dalle immagini provenenti dal Vietnam, come l'esecuzione sommaria di un sospetto ribelle VietCong ucciso con un colpo alla testa da un generale sudvietnamita. La foto, scattata il 1° febbraio 1967 da Eddie Adams fece il giro del mondo, mostrando le atrocità della guerra.

La prima manifestazione capace di mobilitare centinaia di migliaia di persone fu la Moratorium to End the War in Vietnam, organizzata in tutto il paese il 15 ottobre 1969. Il massacro di MyLai aggravò le posizioni del governo agli occhi dell'opinione pubblica. In risposta, per ottenere il consenso della popolazione vietnamita gli USA organizzarono unità militari per "Affari Civili" (Civil Affairs), destinate a sostenere la popolazione civile, costruire le infrastrutture e portare gli aiuti umanitari, generalmente definito come nation building (la costruzione di una nazione). Al tempo stesso, l'amministrazione Nixon utilizzò i media per mostrare le atrocità del regime di Ho Chi Min. Un famoso articolo del 1968, apparso sul mensile Reader's Digest intitolato The Blood-Red Hands of Ho Chi Minh ("Le mani rosse sporche di sangue di Ho Chi Min") mostrava tutte le atrocità commesse dal regime comunista, in modo da dare una "giustificazione" morale all'intervento armato statunitense.

Ciò che più sconvolse la società statunitense fu il rifiuto massiccio del servizio militare. Una nuova generazione non solo non condivideva l'ideologia della guerra, ma aveva paura di prendervene parte. Le prime manifestazioni contro l'arruolamento si tennero all'Università di Berkley in California il 5 maggio 1965, quando un gruppo di studenti bruciarono la lettera di chiamata militare. All'inizio del conflitto pochi erano i giovani chiamati al servizio di leva, ma il successore di Kennedy, Lyndon Johnson aumentò il numero di chiamate da 17.000 a 35.000. Il sistema di reclutamento statunitense veniva chiamato Lottery Draft. In una scatola venivano inserite 366 capsule di plastica contenenti i numeri da uno a 366 (una capsula per ogni giorno dell'anno, compreso il 29 febbraio).

I numeri venivano estratti a sorte e ad ogni numero corrispondeva una data di nascita. Chi aveva la sfortuna di nascere in quel giorno tra il 1944 e il 1950 era chiamato a servire gli Stati Uniti nella guerra in Vietnam. Il sistema della lotteria fu abbandonato il 1° dicembre 1969, a seguito di pesanti critiche soprattutto da parte di statisti che calcolarono la scarsa ricorrenza dei numeri più alti (cioè degli ultimi mesi dell'anno). Nel 1970, gli scontri tra manifestanti e poliziotti divennero ancora più violenti. In occasione dell'invasione statunitense della Cambogia (paese confinante col Vietnam che rischiava di entrare nell'orbita sovietica), scoppiarono manifestazioni in tutto il paese. Ma nell'Università di Kent, nell'Ohio le proteste si trasformarono in una strage. Il 4 maggio 1970 la Guardia Nazionale dell'Ohio sparò sulla folla uccidendo 4 studenti e ferendone 9, di cui uno rimasto paralizzato.

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