Il primo candidato Afro-Americano alla Casa Bianca

Barack Obama

Come una rockstar, di fronte a migliaia di persone giunte a Denver dagli angoli più disparati degli USA, ieri sera Barack Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alle presidenziali che si terranno il 4 novembre prossimo.




Baraci Obama, alla Convention Democratica
La Convention – Dopo una durissima battaglia alle primarie del partito, all'apertura della Convention Democratica tutti i riflettori erano puntati su Hillary Clinton, l'ex first lady che per mesi aveva dato filo da torcere al senatore Afro-Americano dell'Illinois, ritirando la sua candidatura solo ai primi di giugno.

Ma il discorso di apertura della Clinton e quello di due giorni fa di suo marito hanno dissipato ogni dubbio sulla compattezza del partito nel sostenere Obama nella corsa alla Casa Bianca. Hillary ha invitato il suo elettorato a scegliere Obama nonostante gli attacchi dei mesi scorsi, Bill, invece, ha sottolineato che Barack, come lui, è in grado di ricoprire il ruolo Commander in Chief, nonostante le critiche sulla sua giovane età e la sua inesperienza.


Il programma – Ieri sera, con un discorso appassionato Obama ha infuocato i cuori dei 86.000 dell'Invesco Stadium di Denver, riaccendendo le speranze del partito di conquistare Washington dopo 8 anni di amministrazione Repubblicana.

In 42 minuti, il candidato Democratico ha esposto il suo programma. Sul fronte interno, Obama ha fatto sapere di voler ridurre le tasse per il 95% delle famiglie operaie, perché, ha detto, "nella condizione economica in cui ci troviamo, l'ultima cosa che dobbiamo fare è aumentare la pressione fiscale sulla classe media".

È poi tornato su un punto che da anni, ormai, è argomento di dibattito in America, l'assistenza sanitaria. Già 15 anni fa, Bill Clinton, con l'aiuto di sua moglie, cercò di riformare il sistema sanitario statunitense, l'unico, tra i paesi industrializzati, ad essere interamente privato.

La promessa di Obama è abbassare i premi assicurativi, impedire che le compagnie discriminino i malati più gravi (che, quindi necessitano di cure più costose), nonché offrire ai cittadini che non possono permettersi un piano assistenziale privato, la stessa copertura che hanno i membri del Congresso.

Sul fronte internazionale, Obama, da sempre contrario all'intervento militare in Iraq, ha ribadito la sua volontà di ritirare le truppe dal paese mediorientale, e rafforzare, invece, il contingente in Afghanistan, da dove al-Qaeda e Bin Laden ancora minacciano la sicurezza americana.

Ma, l'impegno più ambizioso sembra essere l'indipendenza energetica degli Stati Uniti. Attraverso un massiccio utilizzo di fonti rinnovabili e lo miglioramento delle centrali nucleari, "in 10 anni" ha detto Obama "finalmente porremo fine alla nostra dipendenza dal petrolio che proviene dal Medio Oriente".

Per la prima volta, Obama ha mostrato le unghie, attaccando direttamente lo sfidante il Senatore Repubblicano John McCain, veterano del Vietnam, troppo vicino alle posizioni di Bush. McCain ha sostenuto Bush il novanta percento delle volte, ha detto Obama, "non so voi, ma io non voglio accontentarmi solo del 10 percento di possibilità di cambiamento".


La risposta di McCain – In risposta alla massiccia copertura mediatica conquistata dal suo avversario, McCain, poche ore fa, ha annunciato di affidare la vice presidenza alla quarantaquattrenne governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, spiazzando chi si sarebbe aspettato una proposta a Mitt Romney, ex candidato alle primarie repubblicane.

Così, mentre Obama ha scelto come vice il senatore del Delaware, John Biden, da anni membro della Commissione Affari Esteri, McCain ha scelto una donna giovane, a capo dello stato dell'Alaska da soli due anni, volto nuovo della politica repubblicana.

In un certo senso, le elezioni americane sembrano sfidarsi sul terreno del politically correct. Una donna contro un Afro-Americano nelle primarie democratiche, poi un veterano, prigioniero dei VietCong, nei confronti del quale anche i suoi avversari non mancano di sottolinearne il valore, che sceglie come vice una giovane senatrice.

Per avere la misura di quanto sia cambiata la politica americana negli ultimi tempi, basta pensare che solo 45 anni fa, proprio il 28 agosto, il reverendo Martin Luther King pronunciava lo storico discorso "I have a dream" davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili. E ora, Obama, padre keniota e madre del Kansas, rappresenta il sogno del reverendo della Georgia divenire realtà.

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