Martti Ahtisaari

Nobel per la Pace 2008

Sorprendendo tutti, l'Accademia di Svezia, ieri sera, ha assegnato il Nobel per la Pace all'ex presidente finlandese, Martti Ahtisaari, da anni impegnato in importanti missioni di pace, dall'Africa, al Kosovo, all'Indonesia. La consegna si terrà a Oslo il 20 dicembre, nell'anniversario della morte del fondatore del premio, Alphonse Nobel.

Molti si aspettavano il Nobel per uno dei dissidenti cinesi Hu Jia e Gao Zhisheng, che da anni si battono per il rispetto dei diritti civili nel loro paese. Un'eventuale riconoscimento dei due dissidenti avrebbe avuto un chiaro segno politico, soprattutto dopo le pesanti critiche che hanno accompagnato i Giochi di Pechino 2008.

Eppure diversi analisti sostengono che il premio per Ahtisaari rappresenta un ritorno alle "radici", dopo quello del 2007 assegnato all'ex vicepresidente americano, Al Gore, per il suo impegno ecologico, e a Muhammad Yunus nel 2005, il banchiere dei poveri.

L'ex presidente finlandese, infatti, incarna le caratteristiche del "classico" pacemaker: diplomatico di lungo corso, il cui lavoro (il più delle volte, dietro le quinte) ha contribuito alla risoluzione di molti conflitti in tutto il mondo.


La carriera


La prima volta in Africa – La carriera diplomatica di Ahtisaari iniziò nei primi anni '70, quando l'allora presidente finlandese, Urho Kekkonen, lo nominò ambasciatore in Tanzania, con delega per la Somalia e il Mozambico.

In quel periodo, Ahtisaari cominciò a tessere una fitta rete di contatti, in particolar modo con il SWAPO (South West Africa People's Organization), l'organizzazione guidata da Dar Es Salaam che avrebbero portato all'indipendenza della Namibia nel 1990, fino ad allora occupata dal Sud Africa.

Dopo la prima esperienza in Africa, Ahtisaari ricoprì diversi importanti incarichi per conto delle Nazioni Unite, di cui fu sottosegretario generale per le questioni finanziarie e amministrative, dal 1987 al 1993, riuscendo a riorganizzarne l'amministrazione e incrementare l'efficienza.


La presidenza finlandese – Nel 1993 tornò in Finlandia, dove fu nominato candidato alle presidenziali per il Partito Social Democratico, vincendo al secondo turno contro la rappresentante del Partito Popolare Svedese (che nonostante il nome è il maggior partito liberale in Finlandia), Elisabeth Rehn.

Una volta presidente, l'impegno internazionale non si fermò, anzi, nel 1997, a Helsinki ospitò Bill Clinton e il presidente russo, Boris Eltsin, per discutere l'allargamento a Est della NATO. Intanto, il lavoro diplomatico continuava su un altro fronte: la guerra in Kosovo. Ahtisaari negoziò, assieme al premier russo Viktor Cernomyrdin, un accordo con Slobodan Miloševic per porre fine al conflitto nell'ex repubblica jugoslava.

Nel 2000, in seguito alle critiche interne sull'adesione monetaria della Finlandia all'Unione Europea (da molti considerata troppo rapida), Ahtisaari rifiutò la seconda candidatura, lasciando spazio a Tarja Halonen che divenne la prima donna presidente del paese.



Ahtisaari nel 2008, assieme alla regina
dei Paesi Bassi, Beatrice, in occasione
dell’assegnazione della medaglia Geuzen
L'IRA e il Kosovo – Una volta lontano dalla politica domestica, Ahtisaari intensificò il proprio impegno internazionale. Nel 2000, infatti, fu nominato dal governo britannico come ispettore per il disarmo dell'IRA, l'organizzazione paramilitare attiva in Irlanda del Nord.

Nel 2005 Ahtisaari, assieme all'organizzazione da lui fondata, Crisis Management Iniziative (CMI), riuscì a negoziare la tregua tra il Movimento per l'Aceh libero (GAM) e il governo indonesiano, ottenendo il ritiro delle truppe governative e la rinuncia all'indipendenza del GAM.

Nello stesso anno, il segretario per la Nazioni Unite, Kofi Annan, nominò Ahtisaari inviato speciale in Kosovo, per stabilire il futuro assetto geopolitico della regione (sotto l'amministrazione dell'ONU dal 1999). Il diplomatico finlandese stilò un piano che prevedeva l'indipendenza del Kosovo, in parte controllata dalla comunità internazionale.

I media dei Balcani, però, lanciarono un'aspra campagna diffamatoria nei confronti del piano, considerato, invece, da Tom Casey, portavoce del Dipartimento di Stato USA, "la migliore soluzione possibile". Secondo il New York Times le critiche da parte dell'opinione pubblica kosovara furono la causa dello stallo della trattativa.

Nel 2007, dopo la decisione di UE, Russia e Stati Uniti dai abbandonare il piano stilato da Ahtisaari, il diplomatico rassegnò le sue dimissioni, e nel 2008, il Kosovo dichiarò l'indipendenza unilateralmente. Ma la parziale sconfitta nell'ex repubblica jugoslava non fermò l'impegno politico di Ahtisaari. Nello stesso anno, infatti, condusse una serie di incontri segreti per pianificare una roadmap che portasse alla pace tra Sunniti e Sciiti in Iraq.


Il Nobel


L'assegnazione del premio è, quindi, il coronamento di una lunga carriera diplomatica, volta a risolvere spinosi (e troppo spesso drammatici) conflitti in tutto il mondo. Nella motivazione data dall'Accademia di Svezia, infatti, si legge: "in tutta la sua vita, sia come funzionario e presidente della Finlandia, sia all'interno di istituzioni internazionali, spesso connesse alle Nazioni Unite, Ahtisaari ha sempre lavorato per la pace e la riconciliazione.

[…] Al giorno d'oggi Ahtisaari è un eccellente mediatore internazionale. Attraverso il suo instancabile lavoro, ha mostrato quale ruolo i mediatori possono avere nella risoluzione di conflitti internazionali". Stamani, Martti Ahtisaari ha rilasciato un'intervista alla televisione finlandese NRK, affermando di essere onorato per l'assegnazione di un premio così prestigioso, ma soprattutto di considerare il lavoro svolto in Namibia "in assoluto quello più importante, poiché ha richiesto tantissimo tempo".

[Nell'immagine: Martti Ahtisaari]

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