La questione Curda

La storia di un popolo oppresso

Anche se la questione curda ha avuto eco internazionale solo sul finire degli anni '80, le sue radici sono ben più antiche e risalgono alla prima guerra mondiale, in seguito al crollo definitivo dell'Impero Ottomano. Con il Trattato di Losanna del 1922, le nazioni vincitrici (sotto la spinta della Gran Bretagna) divisero l'area geografica denominata come Kurdistan (la terra dei curdi, appunto) tra Iran, Iraq, Turchia, Siria e Armenia. In Armenia la presenza curda è molto esigua, mentre in Siria raggiunge il 9% della popolazione, ma eccetto casi sporadici, non è mai entrata in aperto conflitto con il governo di Damasco.

Nelle restanti tre nazioni le tensioni con i curdi sono state molto forti (in particolare in Iraq e Turchia), e nessuno di questi paesi ha mai ceduto alle richieste di indipendenza delle popolazioni curde. Il motivo è semplice: le zone geografiche in questione sono ricche di risorse naturali (per lo più petrolio e in particolar modo nella zona irachena). Durante gli anni di Saddam Hussein la popolazione curda subì la più dura repressione della sua storia. L'episodio più (tristemente) emblematico fu l'attacco alla città di Halabja. Nel 1988, durante il conflitto con l'Iran, Saddam Hussein attaccò con armi chimiche la città curda, uccidendo 5.000 persone, ree di non aver opposto sufficiente resistenza all'invasione nemica. L'attacco faceva parte di un'operazione che prendeva il nome di Anfal ("i resti della guerra") che portò alla morte di circa 100.000 curdi: in questo modo, il governo di Baghdad pose fine all'opposizione interna.

In Iran, la situazione della popolazione curda non è stata di certo migliore, soprattutto dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, anche se i curdi possono esprimere la propria cultura e le proprio tradizioni liberamente. Nel corso degli anni, Teheran ha represso duramente ogni timida rivendicazione da parte dei curdi (anche se va sottolineato che nel paese di Khomeini qualsiasi formazione politica o religiosa che non sia in linea con l'ortodossia islamica viene repressa con forza). L'ultima rappresaglia del governo iraniano nelle regioni curde risale al 2005. In seguito all'uccisione dell'attivista Shivan Qaderi, membro del Partito Democratico dei Curdi Iraniani, scoppiarono una serie proteste che durarono ben sei settimane, senza riuscire a scalfire il governo di Teheran che, con le armi, mise a tacere ogni rivendicazione.

In Turchia, le tensioni iniziarono negli anni '70, quando il regime militare oppresse duramente tutte le minoranze etniche, colpevoli – assieme alle forze politiche islamiche – di destabilizzare il paese. Il 27 novembre 1978, Abdullah Öcalan, studente di scienze politiche ad Ankara, e suo fratello Osman fondarono il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan, PKK), di ispirazione marxista. A metà degli anni '80, dopo l'ennesimo colpo di stato, il PKK divenne una formazione soprattutto militare. Nella regione iniziò una stagione di violenza, con attentati da parte dei guerriglieri seguiti da feroci rappresaglie da parte dell'esercito turco. Violenze che durarono fino all'arresto di Öcalan, nel 1999. A partire dall'11 settembre 2001, il PKK fu inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche, bloccando ogni passo verso una soluzione pacifica del conflitto. Durante le operazioni militari in Iraq del 2003, la Turchia non concesse il proprio spazio aereo alle truppe NATO (pur facendo parte del Patto Atlantico dal 1952). L'esercito statunitense avrebbe sfruttato il sostegno dei movimenti curdi che si opponevano al regime di Saddam Hussein, pertanto il primo ministro turco, Erdogan, temendo una possibile ripercussione nel Kurdistan turco, negò il proprio sostegno agli Stati Uniti.

Di contro, a partire dal 2008, il leader curdo successore di Öcalan, Murat Karayilan, ha dato dei segnali di apertura, invitando sia il governo di Ankara che gli stessi movimenti curdi alla cessazione delle ostilità, anche se la presenza del PKK e la sua sempre maggiore spinta militarista minaccia ogni possibilità di pace. Secondo quanto riportato dal Consiglio d'Europa circa un milione e trecentomila curdi vivono nell'Europa Occidentale. Le prime ondate migratorie sono iniziate a partire dagli anni '60, la maggior parte dei curdi lasciava la Turchia dei numerosi colpi di stato, e si dirigeva per lo più in Germania. Una seconda massiccia ondata c'è stata tra gli anni '80 e '90, ma questa volta soprattutto dal Medio Oriente, a causa del conflitto Iran-Iraq e della Prima Guerra del Golfo. Negli ultimi anni, le popolazioni curde hanno cercato asilo soprattutto in Gran Bretagna, in particolar modo nella città di Dewsbury, a nord di Londra, causando tensioni con gli altri immigrati musulmani. Nel Nord America, la presenza curda non è altrettanto massiccia, "solo" 100.000 negli Stati Uniti e 50.000 in Canada.

[Nell'immagine: In rosso sono evidenziate le zone a prevalenza curda]

Il caso Öcalan

Nel 1998, l'arrivo in Italia di Abdullah Öcalan provocò non poco scompiglio in tutta Europa. Il leader curdo fece richiesta di asilo politico, ma il governo guidato da Massimo D'Alema temporeggiò: un lato l'opposizione di centrodestra, dall'altra il governo turco ne chiedevano l'espulsione. D'altro canto, l'Italia non poteva estradare Öcalan, in quanto in Turchia sarebbe stato condannato a morte. Dopo il rifiuto da parte della Germania di accogliere il leader curdo (per il quale, peraltro, da anni aveva un mandato di cattura), nel 1999 Öcalan fuggì in Kenya, dove fu intercettato dalla CIA e dal MIT (i servizi segreti turchi) e estradato in Turchia. La mediazione europea, però, riuscì a tramutare la condanna a morte per Öcalan in carcere a vita.

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