I nemici di Putin?

In un paio d'occasioni, i media, soprattutto quelli occidentali, hanno fatto gravare pesanti sospetti sull'operato dell'ex presidente russo. Forse sono gli episodi più eclatanti, di cui tanto si è parlato in Europa e in Italia: l'assassino della giornalista Anna Politkovskaja e quello dell'ex spia del KGB, Alexander Litvinenko. Entrambi nemici di Putin, entrambi morti in circostanze che ancora tuttora rimangono misteriose. La Politkovskaja, da anni ormai, scriveva della guerra in Cecenia, delle ripetute violenze dell'esercito russo ai danni della popolazione inerme, scriveva della mancanza di rispetto dei diritti umani, sia in Russia che in Cecenia. Ma il clamore suscitato dai sui articoli risuonava più forte in Europa occidentale che in patria. Alexander Litvinenko viveva a Londra dal 2000, da dove aveva lanciato la sua personale battaglia contro Putin e la corruzione dei servizi segreti, per i quali entrambi avevano lavorato. Tra le tante accuse di Litvinenko contro il presidente russo, spuntava di nuovo la questione cecena. Secondo l'ex spia del KGB, il sequestro del Teatro Dubrovka di Mosca del 2002 fu organizzato dai sepratisti ceceni con l'aiuto dei servizi segreti russi, come anche la tragedia nella scuola di Beslan nel 2004. In base alle accuse di Litvinenko, Putin aveva permesso delle azioni terroristiche così eclatanti da giustificare una nuova invasione della Cecenia, facendo della regione caucasica la risposta russa contro il terrorismo islamico post 11 settembre. Il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja fu assassinata nell'ascensore del suo palazzo. Il 23 novembre dello stesso anno, morì Litvinenko, dopo tre settimane di ricovero nell'ospedale di Londra. Per i medici si trattò di avvelenamento da polonio, un potentissimo isotopo radioattivo. Come se una bomba atomica gli fosse scoppiata dentro. Un mese prima della sua morte, Litvinenko aveva accusato Putin di essere il reale mandante dell'assassinio della Politkovskaja.

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