Il Cile durante la dittatura di Pinochet

Una volta ottenuto il potere in Cile (anche se la nomina formale a "Capo supremo della Nazione" arrivò solo il 27 giugno 1974, e quello di presidente il 17 dicembre dello stesso anno) Augusto Pinochet mise al bando tutti i partiti che avevano appoggiato Allende, fece imprigionare e torturare centinaia di persone, attivisti politici o semplici simpatizzanti di sinistra.

Nei 17 anni di potere, il regime fu spietato e sanguinario: si stima che i cileni morti o scomparsi (desaparecidos) in quegli anni fossero 3 mila, mentre gli oppositori imprigionati (e spesso torturati) furono circa 30.000.

Da un punto di vista economico, Pinochet avviò grosse privatizzazioni, aprendo l'economia al libero mercato. Il prodotto interno lordo crebbe molto, ma di contro, tra il 1974 e il 1988 il debito pubblico aumentò del 300%. Nella seconda metà degli anni '80, sotto una pressante opposizione, il regime si vide costretto a concedere certo pluralismo politico.

Secondo la Costituzione del 1980, il mandato di Pinochet sarebbe durato 8 anni, al termine dei quali un referendum avrebbe sancito un'eventuale rinomina. In vista della consultazioni, tutte le opposizioni si organizzarono nella Concertación de Partidos por el "NO".

Il referendum fu vinto con il 55,99% di preferenze per il "No" per cui Pinochet si vide costretto a indire le elezioni presidenziali per l'anno successivo. La Coalizione per il "No" cambiò nome in Concertación de Partidos por la Democracia e propose come candidato alla presidenza Patricio Aylwin, ex oppositore di Allende.

[Nell'immagine: Il generale Pinochet e il Segretario di Stato americano Henry Kissinger negli anni '70]

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