La scoperta dell'Australia

Sin dai tempi dell'antica Roma, circolava la leggenda di un continente australe, sperso nell'immensità degli oceani. Ma soltanto nel diciassettesimo secolo gli europei sbarcarono nel vasto continente. Dopo varie incursioni dei portoghesi, il primo a mettere piede sul suolo australiano fu l'olandese Abel Tasman, il quale tra il 1635 e il 1645 esplorò gran parte dell'arcipelago australe del sud, dando il nome all'attuale isola di Tasmania.

Furono i britannici, con l'esploratore e cartografo James Cook, nel 1768 a raggiungere per la prima volta il continente, fondando la prima colonia a Botany Bay a pochi chilometri dall'attuale Sydney. Vent'anni dopo da Londra furono inviati in Australia i primi ergastolani, e i prigionieri considerati pericolosi per la società, costretti ai lavori forzati per estrarre risorse minerarie da inviare in madre patria.

L'insediamento inglese, però, incontrò subito l'ostilità delle popolazioni aborigene che, assieme alle condizioni non troppo favorevoli dell'ambiente naturale, creò non pochi problemi alla colonia. Come se non bastasse, all'inizio del diciannovesimo secolo, l'arrivo dei "liberi" britannici fece precipitare la colonia nel caos, a causa degli scontri con gli ex forzati che rivendicavano pari diritti.

Per tutto il diciannovesimo secolo, l'espansione coloniale si spinse dai primi insediamenti del sud (chiamata Nuovo Galles del Sud) verso l'ovest. Nel 1837 i coloni fondarono la città di Adelaide (il cui nome deriva dalla moglie di un premier inglese) e pochi anni dopo nacque la colonia del Queensland nel nord ovest dell'immensa isola.

[Nell'immagine: James Cook scoprì la rotta per raggiungere l'Australia]

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