Il sistema politico francese

La Francia è una repubblica semipresidenziale, in cui premier e governo sono nominati dal presidente. L'esecutivo è responsabile nei confronti dell'Assemblea Nazionale, e i suoi poteri sono limitati da quelli del presidente che può decidere di sciogliere l'Assemblea o formare un nuovo governo.

L'Assemblea Nazionale è composta di 577 membri eletti direttamente, per un periodo di 5 anni, in un sistema a doppio turno, mentre del Senato è composto da 331 membri, eletti indirettamente da consigli locali, per un periodo di 9 anni. Da un punto di vista amministrativo, la Francia è divisa in 22 regioni, i cui poteri, in materia economica e sociale, sono stati ampliati con la riforma costituzionale voluta nel 2003 dal presidente Chirac. Le singole regioni sono divise in 96 dipartimenti (più quelli d'oltreoceano). Le città, infine, sono suddivise in distretti amministrativi (arrondisements) e comuni.

Prima dell'improvvisa ascesa di Le Pen, la vita politica francese ruotava attorno a due partiti maggiori: a sinistra il Partito Socialista (Parti socialiste, PS), fondato nel 1969 dalla fusione di tre formazioni politiche, Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (Section française de l'Internationale ouvrière, SFIO), l'Unione dei club per il rinnovamento della sinistra (Union des clubs pour le renouveau de la gauche, UCRG) e l'Unione dei gruppi e club socialisti (Union des groupes et clubs socialistes, UGCS); a destra l'Unione per un Movimento Popolare (Union pour un Mouvement Populaire o UMP), nata nell'aprile del 2002 come un'alleanza elettorale formata da partiti e movimenti politici di ispirazione Popolare, conservatrice, liberale e cristiano-democratica.

Attorno ai due partiti maggiori, ruotano formazioni più piccole, come il Partito radicale di destra, i Verdi e il Partito Comunista Francese. Le elezioni del 2002, però, ebbero come protagonista Le Pen, fondatore del partito di estrema destra, nazionalsocialista, nel 1972 Fronte Nazionale (Front National FN). Il 16% delle preferenze per FN al primo turno non sconvolse non solo la Francia, ma tutta l'Europa. Sin dalla sua fondazione, infatti, il FN racimolava non più del 6% dei voti. Sul finire degli anni '90, però, Le Pen si presentò come alternativa alla corruzione dei socialisti dei neogollisti, cercando di offuscare le accuse di neo-fascismo.

Se le elezioni presidenziali del 2007 hanno visto il crollo del FN (tanto che alle parlamentari dello stesso anno, il FN è sceso dall'11,3% al 4,3%), un nuovo politico è diventato ago della bilancia tra socialisti e neogollisti: il centrista François Bayrou, fondatore del Movimento Democratico (in francese Mouvement Démocrate, abbreviato in MoDem), partito di che raccoglie dissidenti gollisti, cristiani democratici e liberal-conservatori.

[Nell'immagine: La sede dell'Assemblea Nazionale]

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