L'Impero britannico

Da quando Sir Walter Raleigh, uomo fidato della regina Elisabetta I, fondò nel 1585 la Virginia, una delle prime colonie inglesi nel Nuovo Mondo, l’espansione britannica non si è più arrestata, almeno fino al secondo dopoguerra.

L’impero britannico è stato il più vasto della storia moderna, tanto da raggiungere nel 1921 una popolazione di 485 milioni di abitanti, un quarto di quella mondiale, ricoprendo un’area di più di 36 milioni di km2, un quarto della superficie terrestre.

Il secolo d’oro va dal 1815, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, allo scoppio della prima guerra mondiale, rappresentato quasi simbolicamente dal lungo regno della regina Vittoria (1837-1901), incoronata imperatrice d’India il primo maggio 1876.

A partire dal XVII secolo, con i primi insediamenti nel nord America, alla conquista dell’oriente iniziata nel 1617 grazie agli accordi economici tra la Compagnia Britannica delle Indie Orientali e il sultano del Bengala, l’impero ha lasciato delle tracce indelebili nei paesi colonizzati. Una diretta conseguenza, apparentemente superficiale, è il cricket, "sport nazionale" sia in India che in Pakistan.

[Nell'immagine: La regina Vittoria ha regnato la Gran Bretagna nel periodo di massima espansione coloniale]

Il Commonwealth

Erede dell’impero è il Commonwealth, associazione composta da 53 stati, tutti ex-colonie eccetto il Mozambico, con una popolazione di 2 miliardi di cittadini, 30% circa di quella mondiale, che, come si legge sul sito ufficiale, "provengono dalle più disparate fedi religiose, razze, culture e tradizioni". Il processo di trasformazione dell’impero, iniziato nel 1926 con la Conferenza Imperiale, terminò nel 1933 con lo Statuto di Westminster nel quale veniva definito eguale status per ogni singolo membro e riconosceva al sovrano britannico la guida, anche se formale, del Commonwealth.

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