Tage Erlander e la socialdemocrazia svedese

Ad un primo, sommario sguardo, una delle caratteristiche che contraddistinguono la Svezia è il diffuso benessere economico. Eppure fino ai primi anni del ventesimo secolo, almeno un milione e mezzo di svedesi emigrarono negli Stati Uniti, per lo più impiegati nelle fabbriche del Midwest (all'epoca abitavano più svedesi a Chicago che a Goteborg).

Il benessere economico arrivò solo con l'industrializzazione, iniziata negli ultimi decenni dell'800 e giunto a compimento solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di pari passo con la crescita economica, la Svezia adotto ben presto un sistema di welfare statale. Già nel 1907, infatti, fu introdotto un sistema di tassazione universale e nel 1910 venne estesa l'assicurazione per tutti i lavoratori.

Il secondo dopoguerra e i primi anni '60, furono caratterizzati da una crescita economica straordinaria che fece della nazione una delle più ricche al mondo. Dal 1946 al 1969, l'esecutivo fu guidato da Tage Erlander, leader del partito Socialdemocratico. Con i suoi ininterrotti 23 anni, Erlander è il premier che ha governato più a lungo all'interno di un paese democratico. Durante i suoi mandati, Erlander formò diverse coalizioni, spingendo il partito verso posizioni sempre più moderate.

Al tempo stesso, lo stato sociale divenne la spina dorsale del suo operato. L'obiettivo fu creare una "società forte", in cui il settore pubblico potesse rispondere alle esigenze di una società in evoluzione, sempre più ricca e industrializzata. Va sottolineato che il sistema previdenziale e assistenziale svedese si basava comunque sui principi del libero mercato: perché se il welfare state crebbe in maniera considerevole, è anche vero che Erlander non favorì in alcun modo e in alcun settore le nazionalizzazioni.

[Nell'immagine: Tage Erlander, leader dei Socialdemocratici dal '46 al '69]

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