Erdogan e la Turchia moderna

Nel 1983 si svolsero le prime elezioni democratiche, dopo il colpo di stato del 1981. Dalle urne uscì vittoriosa un nuovo soggetto politico. Sia la formazione di centro-destra (Partito Nazional Democratico) che quella di sinistra (Partito Populista), furono sconfitti dal Partito della Madrepatria (Anavatan Partisi, ANAP) – una coalizione eterogenea composta da liberali, nazionalisti, social democratici e gruppi islamici – guidata dall'ex ministro dell'economia Turgut Özal. Özal guidò la Turchia fino al 1991.

Nel 1987 Özal fece richiesta di ingresso nell'Unione Europea, anche se nel giro di poco la situazione economica peggiorò, portando con sé un grave deficit finanziario. Nello stesso periodo, il terrorismo curdo, sostenuto dal PKK (Partiya Karkeran Kurdistan, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan) andò inasprendosi sempre più.

Nelle elezioni del 1991, il l'ANAP perse e salì al potere il Partito della Retta Via (Dogru Yol Partisi, DYP) guidato da Demirel che divenne presidente. Da quella tornata elettorale emerse la figura di Tansu Çiller, un'economista liberale, che divenne la prima donna alla guida dell'esecutivo turco.

La Çiller cercò di trasformare l'economia turca, introducendo una serie di privatizzazioni, ma soprattutto cercò di avvicinare la Turchia all'Unione Europea. La coalizione di governo, però, durò poco e nel 1995, la Çiller dovette indire nuove elezioni. Nella nuova tornata elettorale emerse per la prima volta un partito di ispirazione islamica, il Partito del Benessere Pubblico (in turco, Refah Partisi, RP), che riuscì a conquistare un quinto dell'elettorato.

Il successo del RP rifletteva i profondi cambiamenti che avevano scosso la nazione tra gli anni '80 e '90. Infatti, nonostante la dura repressione militare, l'influenza dell'Islam era andata diffondendosi non solo nelle aree più rurali, ma anche nelle grandi città. Nel programma politico del RP c'era l'allontanamento dall'Europa e il conseguente avvicinamento ai paesi medio orientali.

Il RP, però, non fu in grado di formare un governo e si vide costretto a chiedere il sostegno del ANAP e dei partiti di centro sinistra. Il successo, però, dei partiti di ispirazione islamica segnò una profonda trasformazione nella vita sociale e nei costumi turchi, a partire dalla divisione dei sessi, con le donne relegate ad un ruolo sempre più marginale.

Nella tornata elettorale del 2002, il partito conservatore Giustizia e Sviluppo (Adalet ve Kalkinma Partisi, AKP) stravinse al primo turno, guidato da Abdullah Gül, anche se il vero leader era Recep Tayyip Erdogan, all'epoca ineleggibile per una condanna del 1998.

Un anno dopo, con un emendamento costituzionale, l'ineleggibilità di Erdogan fu rimossa e quest'ultimo divenne primo ministro. La politica di Erdogan, che aveva mosso i primi passi all'interno dei partiti islamici, favorì una forte apertura nei confronti delle scuole religiose. Per la prima volta veniva rimosso il bando sull'uso del velo per le donne (del resto, la moglie stessa di Erdogan, Emine, è la prima first lady turca ad indossarlo). D'altro canto, Erdogan continuò a spingere il suo paese verso l'Unione Europea.

[Nell'immagine: L'attuale presidente turco Erdogan e sua moglie Emine]

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