Dalle origini all'indipendenza

La moderna paleontologia considera il Sudafrica l’area dove sono stati ritrovati i più antichi reperti umani, appartenenti agli Australopithecus, ominidi da cui si fa risalire il genere umano e databili attorno a 4 milioni di anni fa. In epoche più recenti, le prime tribù a popolare la regione furono i Khoi e i San, dalle quali discendono le attuali etnie Khoisan che costituiscono la maggioranza nell’Africa subsahariana.

In seguito giunsero gli Zulu e gli Xhosa, di origine bantu che tra il IV e il V secolo si stabilirono nella parte nord orientale del paese. I primi europei a toccare le coste del Sud Africa furono i portoghesi. Nel 1498 Bartolomeu Dias, doppiando Capo di Buona Speranza, inaugurò l’epopea coloniale anche nelle regioni più remote del continente "nero".

Circa due secoli dopo giunsero gli olandesi che intrapresero la loro avventura in Sudafrica nel 1652 con un gruppo di 90 persone guidate da Jan van Riebeeck. I primi coloni, chiamati boeri o Afrikaner (quest’ultimo utilizzato dagli inglesi per distinguere i coloni olandesi dai connazionali), stabilirono buoni rapporti con le popolazioni locali prima di giungere nella zona del Fish River, dove si scontrarono con le tribù Xhosa.

La presenza olandese gettò le basi a quella che sarebbe stata la futura composizione etnica della regione. In quegli anni, infatti, furono importati schiavi dall’Indonesia, Madagascar e India, favorendo matrimoni fra i discendenti degli schiavi e coloni venne “creata” un'etnia mista, i cosiddetti cape coloured, che ancora oggi è tra le componenti predominanti della popolazione sudafricana.

Nei secoli della colonizzazione, gli sconvolgimenti politici europei ebbero un enorme impatto anche in Africa, tanto da modificarne continuamente i confini e le strutture governative. L'ascesa e il declino di Napoleone, infatti, decretarono la fine della presenza olandese in Sudafrica che, dopo la vittoria di Nelson a Waterloo, passò alla Gran Bretagna.

All'arrivo dei nuovi coloni, i boeri ripararono verso l’interno incontrando l’ostilità delle tribù Zulu, per spostarsi successivamente verso il fiumi Orange e Vaal, dove attorno alla seconda metà del XIX secolo crearono due repubbliche indipendenti, lo Stato Libero Orange e il Transvaal.

Il vero cambiamento, però, venne quando lungo le rive dei due fiumi fu trovato l’oro. La presenza bianca passò dai 300.000 abitanti del 1870 a circa 1 milione nel 1910. Nonostante l’opposizione boera, la Gran Bretagna riuscì ad annettere gran parte delle regioni Orange e Vaal, rendendo sempre più complicata la situazione politica.

Nel 1890 venne eletto come primo ministro sudafricano Cecil J. Rhodes, il quale incoraggiò gli Uitlanders (bianchi non-Afrikaner) ad invadere le zone amministrate dai boeri. In risposta lo Stato Libero Orange e il Transvaal si allearono contro il dominio britannico. Nel 1899 iniziarono gli scontri che portarono alle cosiddette guerre boere, finite nel 1910 con la vittoria dei anglosassoni.

Ed è proprio in quell’anno che si può datare la nascita di uno stato sudafricano, di cui facevano parte sia le province britanniche che quelle Afrikaner, in cui gli europei si mescolavano agli ex-schiavi indiani che, grazie alla lotta di un giovane avvocato chiamato Gandhi, riuscirono a conquistare alcuni diritti fondamentali. Durante il primo dopoguerra, le difficoltà economiche e i tumulti dei minatori nelle zone interne del paese portarono ad un lungo periodo di instabilità politica, fino all’elezione del primo ministro Afrikaner J. B. M. Hertzog, il quale, sostenuto dal National Party (NP), condusse il paese all’indipendenza nel 1931.

[Nell'immagine: Cecil Rhodes]

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