La storia dell'Argentina

Dall'indipendenza alla Seconda Guerra Mondiale

Immigrazione Italiana in Argentina

Il primo europeo a giungere in Argentina fu nel 1502 il fiorentino Amerigo Vespucci. Ottanta anni dopo la Spagna stabilì una colonia a Buenos Aires come parte del Vicereame del Perù. La presenza spagnola rimase indisturbata fino a quando gli echi dell'Indipendenza americana e della Rivoluzione francese arrivarono anche anche in Sud America. Ma a dare il colpo di grazia all'impero spagnolo furono le guerre napoleoniche e la destituzione del re, Fernando VII.

A partire dal 1814, in Argentina vi furono un susseguirsi di insurrezioni, molte di queste guidate da Simón Bolívar, rivoluzionario venezuelano, divenuto simbolo dell'eroismo romantico di quegli anni. Nel 1816 venne decretata l'indipendenza dalla corona spagnola, ma le lotte interne tra indipendentisti e federalisti portarono a una guerra civile che durò fino al 1853, quando fu approvata la costituzione che, salvo alcune modifiche, è tutt'ora in vigore.

Gli anni successivi furono caratterizzati da una fortissima ondata di immigrazione di italiani (su una popolazione di 1.830.000 abitanti, 71.000 erano italiani) e da grosse tensioni interne, soprattutto tra il governo centrale e le provincie, più la città di Buenos Aires, che si rifiutavano di far parte della federazione argentina. All'instabilità politica, con continui colpi di stato, si andò ad aggiungere il coinvolgimento nella Guerra della Triplice alleanza (1865-70), a fianco di Brasile e Uruguay contro il Paraguay. Solo il 20 settembre 1880, Buenos Aires fu dichiarata capitale dello stato argentino.

I primi anni del ventesimo secolo videro una crescita esponenziale dell'economia argentina e un aumento dell'immigrazione, proveniente non solo dall'Europa, ma anche dal Nord America. La spinta per la crescita venne soprattutto dall'introduzione di nuovi macchinari all'interno della produzione agricola. In questo modo, l'economia fu orientata sempre più all'esportazione di materie prime e all'importazione di prodotti manifatturieri. La figura di spicco di questo periodo fu Julio Argentino Roca, presidente argentino per due mandati, dal 1880 al 1886 e dal 1898 al 1904. Roca sostenne gli industriali e la ricca borghesia, causando il malcontento tra i sindacati e gli strati più poveri della società. In quegli anni, infatti, l'Argentina era tra le maggiori economie al mondo, ma era anche una paese con una fortissima diseguaglianza sociale.

Il cambiamento politico arrivò quando venne introdotto il suffragio universale. Dare diritto di voto anche alle classe più povere, e mantenere i voto segreto, portò alla vittoria dei radicali (la sinistra non marxista) guidati da Hipólito Yrigoyen. I due governi Yrigoyen (1916-1922 e 1928-1930) segnarono un cambiamento di rotta rispetto a quelli precedenti. La riforma del lavoro, quella pensionistica e quella dell'università favorirono lo sviluppo della classe media. L'arrivo della Grande Depressione cambiò lo scenario economico mondiale, e il governo Yrigoyen si trovò impreparato di fronte alla crisi. Le tensioni sociali sfociarono in vere e proprie sommosse popolari, nel frattempo i movimenti anarchici misero in atto diversi attentati contro gli esponenti del governo e contro lo stesso Yrigoyen. In una situazione del genere, il partito radicale cominciò a perdere sempre più consensi, fino a quando, il 6 settembre 1930, con un colpo di stato, il generale José Félix Uriburu rovesciò il governo e diede vita ad una feroce dittatura. Uriburu, però, rimase per poco alla guida dell'Argentina, scalzato da Agustín Pedro Justo, che governò fino al 1937.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1939, l'Argentina era governata da Roberto Ortiz, un radicale che aveva firmato un patto di pace con Paraguay e Bolivia. L'Argentina mantenne una posizione neutrale fino al 1942. Con la salita al potere di Ramón S. Castillo, il governo di Buenos Aires si avvicinò sempre più alla Germania nazista, alla quale fornì materie prime. Gli aiuti terminarono nel 1944 con Pedro Pablo Ramírez, che ruppe le relazioni diplomatiche con la Germania e il Giappone. Verso la fine del conflitto, nel 1945, l'Argentina si schierò a fianco degli Stati Uniti. Nonostante il distacco ufficiale dalla Germania, alcuni gerarchi nazisti trovarono rifugio in Argentina. I casi più eclatanti sono Erich Priebke, il responsabile del massacro alle Fosse Ardeatine, e Adolf Eichmann, uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei, trovato ne 1960 a Buenos Aires, processato e condannato alla pena capitale in Israele.

[Nell'immagine: Verso la fine del XIX secolo l'Argentina è stato un paese dove sono immigrati tantissimi italiani. Immagine presa qui]

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