Lo scandalo Monica Lewinsky

L'impeacment per una ''scappatella'' presidenziale

Nixon rassegnò le dimissioni poco prima dell'impeachment, quindi Bill Clinton è stato il primo presidente americano, in epoca moderna, ad essere sfiduciato dalla Camera dei Rappresentanti. Nel gennaio del 1998, il presidente democratico fu travolto dallo scandalo Lewinsky. Monica Lewinsky, ex stagista della Casa Bianca, in una confessione telefonica registrata dall'ex collega Linda Tripp, confessò di avere avuto una relazione proprio con l'uomo più potente del mondo.

Dopo pochi giorni La Tripp consegnò la registrazione al giudice indipendente Kenneth Starr che all'epoca stava indagando su altri presunti scandali della famiglia presidenziale, come la partecipazione dei Clinton alla fallita impresa immobiliare Whitewater. Nel giro di pochi giorni la notizia giunse ai media costringendo il presidente il 26 gennaio 1998 a tenere una conferenza stampa, in cui, assieme alla moglie Hillary negò di aver avuto una relazione con la stagista.

"…Lo ripeto: non ho avuto nessun rapporto sessuale con questa donna, la signorina Lewinsky. Non ho chiesto a nessuno di mentire, in nessun caso, mai. Queste accuse sono false, ed ora devo tornare a lavorare per il popolo americano." ("…I'm going to say this again: I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky. I never told anybody to lie, not a single time; never. These allegations are false. And I need to go back to work for the American people.")

Nei mesi seguenti lo scandalo non si placò, anzi travolse tutta la famiglia Clinton, in particolare la first lady, all'epoca senatrice dello stato di New York. Starr continuò con l'indagine, mentre l'opinione pubblica, non solo americana, si spaccò tra chi sosteneva il presidente e chi vedeva nello scandalo un segno di decadenza morale e tradimento dei valori tradizionali americani. Il 28 luglio del '98, la Lewinsky, sebbene riluttante nella prima fase del processo, fu chiamata a testimoniare contro Clinton. Tra le prove della loro relazione, l'ex stagista portò alla corte un vestito blu (mai lavato) su cui c'erano macchie dello sperma presidenziale.

Il vestito divenne la prova inconfutabile (o come dicono gli inglesi, smoking gun) della relazione Lewinsky-Clinton: un esame del DNA avrebbe potuto rivelare l'entità del loro rapporto. Il 17 agosto 1998, in una deposizione al Grand Jury, Clinton ammise di aver avuto una "relazione fisica sconveniente" ("improper physical relationship") con la Lewinsky. Alla domanda della Corte: "Ha mai avuto rapporti sessuali con Monica Lewinsky?" (in riferimento alla dichiarazione del 26 gennaio), il presidente rispose che, a suo parere, la definizione di "rapporto sessuale" escludeva il sesso orale, praticato invece dalla Lewinsky.

Il 19 dicembre dello stesso anno, la Camera dei Rappresentanti sfiduciò Clinton per aver mentito in presenza del Grand Jury, con 206 a favore voti su 228, e per aver ostruito il percorso della giustizia, con 212 voti su 221. Nonostante lo scandalo, solo apparentemente "frivolo" (motivo dell'impeachment fu proprio quello di aver mentito alla nazione), Clinton terminò il suo secondo mandato con una percentuale di preferenza altissima pari al 56% (era dai tempi Roosevelt che un presidente americano non lasciava il suo incarico con così tanta popolarità).

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