La guerra in Libano

La massiccia migrazione dei profughi palestinesi e le reazioni di Israele

Il 6 giugno 1982, Israele invase il sud del Libano, per stanare la base dell'OLP che, secondo le informazioni dei servizi segreti, era in procinto ad invadere Israele.

L'attacco costrinse l'ONU a creare una zona cuscinetto tra i due paesi, sorvegliata dai "caschi blu". L'intervento dell'esercito israeliano, che riuscì ad entrare fino alle porte di Beirut, si inserì all'interno delle tensioni etnico-religiose causate dalla difficile convivenza tra profughi palestinesi, arabi cristiani e infiltrati delle organizzazioni terroristiche.

Lo stato ebraico era sostenuto dalle comunità cristiano-manorite (il cui braccio armato era l'Esercito del Libano del Sud e le armate falanghiste), mentre le forze arabe erano appoggiate dal Fronte Libanese di Resistenza Nazionale e dagli Hezbollah (sostenute anche dalla Siria).

La guerra in Libano coinvolse anche un contingente di interposizione internazionale, a cui presero parte la Francia, l'Italia e gli Stati Uniti di Ronald Reagan. Grazie alle pressioni di Arafat, che nel frattempo aveva lasciato il Libano per trovare rifugio in Tunisia, si raggiunse un compromesso che avrebbe garantito l'uscita dei 15.000 combattenti dell'OLP asserragliati a Beirut in cambio di un ritiro israeliano dalla capitale libanese.

Da Tunisi, Arafat continuò il suo acre lavoro diplomatico, in particolare, cercò il sostegno di Hussein di Giordania come mediatore con Washington. L'obiettivo del leader palestinese era ottenere uno ministato palestinese confederato con la Giordania. Una volta che i combattenti dell'OLP ebbero abbandonato Beirut, il 10 settembre (11 giorni prima della data ufficiale) i marines americani lasciarono il Libano e di conseguenza gli altri contingenti militari.

In una situazione di apparente anarchia, si consumò il massacro dei campi profughi di Beirut, Sabra e Shatila, per mano delle forze falanghiste libanesi. Tra il 16 e il 18 settembre, le truppe falanghiste, entrarono nei campi profughi e nel giro di due giorni trucidarono circa un migliaio di persone, sotto lo sguardo indifferente dell'esercito israeliano che il giorno prima aveva chiuso ermeticamente i campi profughi e messo posti di osservazione sui tetti degli edifici vicini.

[Nell'immagine: Copertina del settimanale Time sul massacro di Sabra e Shatila]

Approfondimenti

  • Sabra e Shatila

    Sul finire degli anni '70, le tensioni tra lo stato ebraico e terroristi dell'OLP valicò i confini della Palestina, per raggiungere il Libano. Nell'ambito delle operazioni militari nel paese confinante, l'esercito israeliano si rese complice di uno dei massacri più atroci dal dopoguerra. Il 16 settembre 1982, le forze falanghiste e cristiano-maronite libanesi, per vendicare l'assassinio di Bashir Gemayel,...»

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