Henry Ford

L'uomo che rivoluzionò l'industria automobilistica era l’americano preferito da Hitler

Henry Ford, fondatore della storica casa automobilistica che porta il suo cognome, fu una dei personaggi più innovatori dell'economia statunitense dei primi anni del XX secolo. Nel 1903 all'età di 40 anni Henry Ford fondò a Detroit la Ford Motor Company. L'idea rivoluzionaria dell'industriale americano fu proprio quella di creare una macchina semplice e economica, accessibile alle famiglie medie americane.

Fino ad allora l'automobile, invece, era considerata oggetto di lusso, dal costo proibitivo, destinato ad un pubblico molto limitato. Per ottenere tali risultati, Ford introdusse per la prima volta all'interno della produzione industriale la catena di montaggio che permetteva di abbattere i costi di produzione e introdurre sul mercato una macchina di largo consumo.

1908 - la Ford T – Nel 1908 fu lanciata sul mercato americano la storica Ford T, una macchina destinata a popolare le strade degli Stati Uniti. Soltanto nel 1911 furono vendute 69.762 macchine, un boom senza precedenti se si pensa che della Ford S, il modello precedente, furono prodotti dal 1906 al 1908 soltanto 7.000 esemplari.

Negli anni della Grande Depressione, nonostante le difficoltà economiche che devastavano l'economia americana, gli stipendi dei dipendenti Ford erano tra i più alti. Del resto, la politica manageriale dell'industriale (chiamata anche walfere capitalism) era semplice: mantenere quanto più possibile alto il potere d'acquisto dei suoi operai. Il 5 gennaio 1914, Ford annunciò il cosiddetto programma "$5-per-day" (cinque dollari al giorno), alzando lo stipendio minimo da 2.34 a 5 dollari al giorno e diminuendo nel 1926 le ore lavorative settimanali da 48 a 40.

Criticato dagli operatori di Wall Street, Ford difendeva la sua politica considerando, invece, essenziale la disponibilità economica dei suoi operai per il bene stesso dell'azienda: se i lavoratori guadagnavano abbastanza potevano permettersi di comprare le automobili che producevano, favorendo così l'economia. Nonostante l'impegno pacifista mostrato durante la Prima Guerra Mondiale, la personalità di Henry Ford sembra essere avvolta da ombre oscure che dagli Stati Uniti conducono alla Berlino dei primi anni '30, quando un giovane Adolf Hitler saliva al potere in Germania.

Dal 1920 al 1927, infatti, il potente imprenditore statunitense fece pubblicare sul suo giornale, il Dearborn Independent, una serie di articoli noti come I Protocolli dei Savi di Sion (Protocols of the Learned Elders of Zion). I Protocolli sono un'opera letteraria le cui origini risalgono al 1868. Pubblicate dal Dearborn nella forma di presunto "documento" segreto, descrivevano un ipotetico piano per la conquista del mondo da parte degli ebrei. Dalla seconda metà degli anni '20 i Protocolli furono raccolti, assieme ad altri articoli antisemiti, in 4 volumi intitolati The International Jew, the World's Foremost Problem (L'ebreo internazionale, il principale problema mondiale). Le pubblicazioni del Dearborn influirono non poco sulla stima che Hitler nutriva per Ford, tanto che pare il Führer avesse una sua foto appesa alla parete.

Secondo quanto riportato dallo storico Steven Watts nel suo libro The People's Tycoon: Henry Ford and the American Century Hitler dichiarò: "farò il mio meglio per mettere in pratica le sue idee in Germania e modellare la Volkswagen, la macchina del popolo, sul modello della Ford T". Sul finire degli anni '20, la Lega Antidiffamazione denunciò il Dearborn e il suo editore per incitare la violenza contro gli ebrei. L'avvocato e attivista ebreo Aaron Sapiro citò in giudizio Ford costringendolo a chiudere il Dearborn nel 1927.

Le testimonianze contraddittorie e le prove controverse non dimostrarono un diretto coinvolgimento di Ford nella pubblicazione né dei Protocolli né de The International Jew. Il direttore del Dearborn, William Cameron, sostenne che durante il processo che nessuno dei suoi editoriali era stato concordato con Ford, anzi, quest'ultimo era all'oscuro della linea politica del giornale. Ma secondo quanto riportato dallo studioso Michael Barkun nel suo libro Religion and the Racist Right: The Origins of the Christian Identity Movement, la signora Stanley Ruddiman, intima amica della famiglia Ford, dichiarò: "Non credo che Mr Cameron abbia mai scritto nulla senza l'approvazione di Mr. Ford" ("I don't think Mr. Cameron ever wrote anything for publication without Mr. Ford's approval")

In risposta alle pubblicazioni del giornale, la comunità ebrea e i cristiani liberali boicottarono i prodotti Ford, contribuendo alla chiusura del Dearborn. In difesa, Henry Ford nel 1927 scrisse all'attivista ebreo Sigmund Livingston una lettera di pubbliche scuse. Dieci anni dopo, nel 1937 in seguito alla sempre più minacciosa avanzata del nazismo, Ford, in un'intervista al Detroit Jewish Chronicle, negò ogni relazione con la pubblicazione in Germania del libro International Jew.

Al di là dello scenario internazionale e delle dirette implicazioni di Henry Ford, per tutti i suoi anni di vita il Dearborn Independent fu portavoce delle posizioni più estreme della destra reazionaria americana, quella che rifondò nel 1915 il Ku Klux Klan per difendere la classe dominante bianca dalla massiccia immigrazione dei primi anni del XX secolo. Altrettanto l'innovazione tecnologica apportata da Henry Ford, la macchina del popolo, non aveva nulla a che fare con le idee politiche del dittatore tedesco, ma di sicuro le pubblicazioni del giornale di suo possesso erano vicine all'antisemitismo proprio dell'ideologia nazista. Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, infatti, nel luglio del 1938, il consolato tedesco di Cleveland omaggiò Ford per il suo settantacinquesimo compleanno del premio della Grande Croce dell'ordine dell'Aquila Tedesca (Verdienstorden vom Deutschen Adler), una delle massime onorificenze civili del Terzo Reich.

Approfondimenti

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