Dagli anni '90 all'India oggi

Dopo anni di guida del Partito del Congresso, la dinastia Nehru-Gandhi abbandonò la vita politica indiana e Narasimha Rao, successore di Rajiv alla guida dello storico partito, divenne primo ministro.

Ma i conflitti etnici e le accuse di corruzione non smisero di scuotere il paese, e in particolare l'amministrazione Rao, tanto che molti suoi ministri furono costretti a dimettersi. Dopo 50 anni di guida del paese, il Partito del Congresso cadde in una crisi profonda.

Nelle elezioni del 1996, il partito di destra Bharatiya Janata party (BJP), rappresentante dell'etnia indù, salì alla guida del paese, mentre il partito del Congresso arrivò miseramente terzo. Ma il partito Janata non riuscì a garantire stabilità, a tal punto che, dopo solo 3 settimane, il governo fu sciolto, per far posto ad una coalizione in cui c'era spazio per le forse di destra, regionali, e una parte dei partiti di sinistra.

Per buona parte degli anni '90 si alternarono numerosi governi, guidati soprattutto dal partito Janata di Atal Bihari Vajpayee, con l'appoggio di molti partiti locali, attraverso i quali anche le caste più basse riuscirono a trovare rappresentanza politica. Nonostante ciò, solo nel 1999, Vajpayee riuscì a formare una coalizione capace di mantenere una certa stabilità. Nelle elezioni politiche del maggio 2004, il partito del Congresso guadagnò nuovamente consensi sotto la guida di Sonia Gandhi, nata in Italia che aveva sposato Sanjiv nel 1966.

Nonostante la larga vittoria, Sonia Gandhi, in seguito alle ripetute accuse di non essere "abbastanza" indiana, nominò come capo di governo Manmohan Singh, Ministro delle Finanze nei precedenti governi di Narasimha Rao.

Singh, che già nei suoi precedenti incarichi aveva smantellato l'apparato burocratico e statalista, favorì l'entrata del paese nel libero mercato, attirando il più possibile gli investimenti stranieri, puntando su quello che ormai viene definito Brand India.

Nel marzo 2006, inoltre, per la prima volta consentì agli ispettori ONU di controllare i propri reattori atomici. Il governo Singh è stato segnato da una serie di terribili attentati da parte dei terroristi musulmani. L'11 luglio del 2006, una serie di attacchi dinamitardi al sistema tranviario di Mumbai, la capitale economica e finanziaria, uccisero 200 persone e ne ferirono 7000.

Dal 26 al 29 novembre 2008, di nuovo Mumbai fu presa sotto assedio da un gruppo di terroristi che, dopo 10 attacchi terroristici in vari punti della metropoli, assaltarono il centro ebraico e due lussuosi alberghi, per lo più frequentati da occidentali. L'attacco iniziò alle 22:30 locali con l'assalto alla stazione ferroviaria Chatrapati Shivaji Terminus. In poco tempo, i terroristi, presero il controllo anche degli altri obiettivi, tra cui hotel di lusso, Taj Mahal Palace, il Tower e l'Oberoi e il Centro Ebraico nel complesso della Nariman House, dove i terroristi tennero in ostaggio almeno una decina di israeliani e i gestori del Centro, un rabbino americano e la moglie.

[Nell'immagine: Manmohan Singh e Soina Gandh]

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