Il processo di pace

Grazie ad imponenti sforzi diplomatici, voluti soprattutto dall'amministrazione Clinton, il 20 agosto 1993, ad Oslo, in Norvegia, Israele e l'OLP siglarono una serie di accordi che, almeno nelle intenzioni, avrebbero portato ad una risoluzione del conflitto.

Gli accordi di Oslo furono successivamente ratificati a Washington il 13 settembre 1993. Israele si impegnò a lasciare entro un anno la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, concedendo i Territori Occupati sotto la guida di una Autorità Nazionale Palestinese nata dalle ceneri dell'OLP.

L'obiettivo dei negoziati era di stabilire un'autorità palestinese di autogoverno, con un consiglio eletto per il popolo palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, per un periodo transitorio di non più di cinque anni. Il governo ad interim avrebbe portato ad un insediamento permanente basato sulle risoluzioni 242 e 338 dell'ONU. Gli sforzi diplomatici, però, subirono un improvviso colpo d'arresto: il 4 novembre 1995 il primo ministro israeliano Rabin fu ucciso a Tel Aviv da un estremista conservatore israeliano, Yigal Amir, convinto che Israele non avrebbe dovuto trattare con i paesi arabi e il nemico palestinese.

Ai funerali di Rabin, che si tennero due giorni dopo a Gerusalemme, parteciparono leader occidentali (Clinton, il primo presidente russo Chernomyrdin, il presidente dell'UE Felipe González e il segretario ONU Boutros-Ghali), ma anche i capi di stato arabi, re Hussain di Giordania, il presidente egiziano Mubarak). Arafat fu invitato ma decise di non partecipare, esprimendo le proprie condoglianze in pubblico.

In seguito, il leader palestinese dichiarò: "Per me fu molto, molto difficile e doloroso, ma la cosa più importante per i Palestinesi e per gli Israeliani, oltre che per l'intera area mediorientale, era di tornare a difendere la pace dei coraggiosi, quella che avevo firmato con il mio amico Rabin. Affinché fosse possibile vivere tutti insieme".

Lo stallo del processo di pace e gli accordi di Camp David – Dopo la morte di Rabin, fu nominato primo ministro Shimon Peres, e il processo di pace proseguì anche se a rilento, ostacolato soprattutto dalla ripresa di attacchi terroristici contro la popolazione israeliana. Il 3 e il 4 marzo 1996, kamikaze palestinesi organizzarono due bombardamenti suicidi in cui morirono 32 cittadini israeliani. Questi due attentati causarono la caduta politica di Peres. Come risposta, infatti, gli israeliani elessero come primo ministro Benjamin Netanyahu, leader del partito conservatore Likud, restio ad un prosieguo delle trattative.

Nelle consultazioni del 1999, fu eletto primo ministro israeliano Ehud Barak, a capo del partito laburista. Tra il'11 e il 14 luglio 2000, Barak e Arafat si incontrarono negli Stati Uniti a Camp David, ospitati da Bill Clinton. Senza introdurre nuove clausole, le due parti si impegnarono a ripartire dalle risoluzioni 242 e 338 dell'ONU e a evitare azioni unilaterali che potessero inficiare l'esito dei negoziati.

A Camp David, però, il processo di pace si arrestò improvvisamente, quando Arafat abbandonò il tavolo delle trattative. Il motivo fu la richiesta da parte dell'ANP del ritiro di Israele dai Territori Occupati e il ritorno ai confini del '67 (e non quelli del '73) come precondizione per il proseguimento dei negoziati, nonostante le concessioni dello stato ebraico fossero le più "generose" mai offerte alla Palestina (il 91% della striscia di Gaza e della Cisgiordania, il controllo palestinese su Gerusalemme Est e un fondo monetario per l'indennizzo e il rientro dei profughi palestinesi, che all'epoca erano circa 700.000).

La comunità internazionale, in particolar modo l'amministrazione Bush, criticò aspramente la scelta di Arafat, il quale, invece fu accolto in Palestina come un eroe che non si era piegato alla prepotenza israeliana. Nonostante gli sforzi diplomatici, dal 2000, il conflitto israelo-palestinese non si è placato, anzi, si è andato radicalizzando sempre più. In particolar modo, dall'isolamento di politico di Arafat (confinato nel suo quartier generale a Ramallah dalle truppe israeliane guidate da Sharon), alla sua morte, in Francia, l'11 Novembre 2004.

Nel frattempo Hamas, guadagnava sempre più consenso, soprattutto nella striscia di Gaza. Dal 2006, infatti, l'ANP perse il totale controllo della striscia, diventata ormai la roccaforte di Hamas che il 25 gennaio 2006 vinse le elezioni legislative. L'ennesima invasione israeliana del Libano meridionale (causata dall'uccisione da parte di Hezbollah di soldati israeliani) e i bombardamenti di Gaza a cavallo tra il 2008 e il 2009, hanno portato ad un empasse nella risoluzione del conflitto.

[Nell'immagine: Rabin e Arafat alla consegna del Nobel per Pace nel 1994]

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